La fatica è sedersi senza farsi notare.
    Tutto il resto poi viene da sé. Tre sorsate
    e ritorna la voglia di pensarci da solo.
    Si spalanca uno sfondo di lontani ronzii,
    ogni cosa si sperde, e diventa un miracolo
    esser nato e guardare il bicchiere. Il lavoro
    (l'uomo solo non può non pensare al lavoro)
    ridiventa l'antico destino che è bello soffrire
    per poterci pensare. Poi gli occhi si fissano
    a mezz'aria, dolenti, come fossero ciechi.

    Se quest'uomo si rialza e va a casa a dormire,
    pare un cieco che ha perso la strada. Chiunque
    può sbucare da un angolo e pestarlo di colpi.
    Può sbucare una donna e distendersi in strada,
    bella e giovane, sotto un altr'uomo, gemendo
    come un tempo una donna gemeva con lui.
    Ma quest'uomo non vede. Va a casa a dormire
    e la vita non è che un ronzio di silenzio.

    A spogliarlo, quest'uomo, si trovano membra sfinite
    e del pelo brutale, qua e là. Chi direbbe
    che in quest'uomo trascorrono tiepide vene
    dove un tempo la vita bruciava? Nessuno
    crederebbe che un tempo una donna abbia fatto carezze
    su quel corpo e baciato quel corpo, che trema,
    e bagnato di lacrime, adesso che l'uomo
    giunto a casa a dormire, non riesce, ma geme.

 

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