Si asciuga il volto con l’acqua
d’ottobre
l’uomo di mezza età che
attende silente
sulla sponda destra del fiume
Tamigi
la sua vecchia amica di lui mai
innamorata
che quando arriva tutta
affrettata
per mano ha due bambini
che negli occhi han la luce da
lui tanto sospirata.

Tace e osserva lei quando
compare sul vialetto
e ancor prima le sue spalle
strette
oppresse dalla castità del suo
viso e
tra un ricciolo e un sorriso,
gli basta un attimo per capire
che lo sguardo più intimo non
è più per lui
ma per chi l’ha stupita e non in
segreto.

Alza la fronte e sorride
alla sua sinistra sorte e
passo dopo passo si dice
sarò forte,
ha quarant’anni in una mano e
nell’altra stringe una pietra.
Gli chiedono cosa sia
lui risponde “la consistenza di
questa vita, la mia“.

Le sopravvive attraversando il
Tamigi.
Vacillano i suoi pensieri
che muoion di paura,
sprofondano nel crepuscolo e
fuggon la frescura
con l’amore ormai fuori
e l’assenza nel cuore.

Torna a casa per temprarsi
l’umore,
l’uomo di mezza età che ride
alle vetrine del suo dolore.
Sul tavolo la cena che
dimentica ogni sera di
consumare
sul letto disfatto il cuscino e le
coperte bagnate di rancore
nell’anima sterile un foglio
bianco la penna
e la sua prole, le dolci parole

 

Lascia un commento